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Al via il Coordinamento laico nazionale: l’invito ad Arcigay

Matrimonio gay, testamento biologico, RU-486: più di 50 associazioni hanno costituito il  Coordinamento laico nazionale. Facciamo il punto con il portavoce, Maurizio Cecconi.

A Modena, il 29 gennaio scorso, è nato un Cooodinamento Laico Nazionale. Perché?

La laicità delle Istituzioni, a partire dal Parlamento fino al Governo e poi giù, fino alle Regioni, alle Province e ai Comuni, vive tempi di attacchi pesanti contro la neutralità confessionale. E’ in corso una vera e propria guerra ideologica, per consentire alla Chiesa Cattolica Romana e alla sua gerarchia, rappresentata in Italia dalla darchia della Conferenza Episcopale Italiana e del Vaticano, di sottomere idealmente gli organi di rappresentanza e di governo repubblicani. Se si coglie appieno l’importanza del momento storico e della sfida, si coglie allora facilmente anche il senso della nascita del Coordinamento Laico Nazionale, la cui sigla, non casualmente, evoca un altro e più famoso CLN.

Quali associazioni hanno aderito?

Finora hanno aderito 50 associazioni, più una decina di media di movimento. E’ un aggregato eterogeneo, che contiene al suo interno numerose diversità e ricchezze: sono associazioni che si occupano di diritti individuali, di cultura laica, di salute e medicina, di fine-vita e di libertà d’espressione, di democrazia, di partecipazione; di laicità nelle sue multiformi espressioni e oggetti. Sono associazioni nazionali e locali, del Centro, del Nord e del Sud (poche, speriamo aumentino). L’elenco completo, insieme all’invito ad aderire al Coordinamento Laico Nazionale è disponibile sul nostro sito.

Su quali obiettivi?

Abbiamo voluto essere concreti e “coi piedi per terra”. Data l’emergenza sul testamento biologico, per mettere alla prova il nostro intento unitario abbiamo deciso di dedicare questo primo anno esclusivamente alla battaglia contro il ddl Calabrò che, a seguito di un preciso patto tra il Governo Berlusconi e il Segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone, porterà all’approvazione di un testo che esproprierà i singoli del diritto a morire ognuno secondo la propria personale idea di dignità. Diritto tutelato dalla Costituzione all’articolo 32, laddove recita che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Se, come ci auguriamo, questo primo anno di lotta comune sarà fecondo, allora apriremo una nuova fase del Coordinamento Laico Nazionale: per primo, dovremo elaborare un manifesto che contenga quei principi e affronti quelle questioni in cui più evidente si nota il deficit di laicità dell’Italia e in seguito allargare il nostro raggio di azione. Ma facciamo un passo alla volta; ora c’è da lottare contro l’esproprio di un diritto costituzionale.

Come mai l’associazionismo laico italiano vive una fase di storica debolezza?

Principalmente per tre ragioni; due dipendono da noi e possiamo rimediarle con azioni dirette, la terza dipende dal “quadro politico” e questo sarà un lavoro più lungo.

Prima di tutto esiste un problema dato dalla vastità delle problematiche legate alla laicità delle Istituzioni: un conto è lottare per la sola libertà di ricerca scientifica, un conto è lottare per quella, più il fine-vita, più i diritti indivuali (aborto, RU-486, più i diritti civili (coppie di fatto e matrimonio civile per le coppie omosessuali). E potrei continuare a lungo… Ognuno di questi temi richiede competenze e duro lavoro per arrivare al successo. Se ci aggiungi – e questa è la seconda ragione – che l’associazionismo laico italiano è frammentato e diviso da numerose rivalità intestine, le difficoltà sono presto scritte.

Come si risolvono questi due problemi? In primis abbandonando l’identitarismo e il settarismo, per cui vale di più il buon nome di una singola associazione che il risultato generale. Abbandonare il settarismo significa anche che ci si offre un aiuto a vicenda, tra associazioni, perché si è consapevoli che – faccio un esempio – oggi lottiamo insieme contro il ddl Calabrò e facciamo tutte del lavoro in comune, anche quando il fine-vite non è come dire il “mio core business”, perché se apriamo una porta di laicità, anche le altre porte su altri temi si apriranno più facilmente. E domani, quando lotteremo assieme per la riforma del diritto di famiglia, lo faremo ancora unite, moltiplicando le forze in campo.

Il Coordinamento Laico Nazionale nasce dunque per dare una prima e perfettibile risposta alla frammentarietà dell’associazionismo che ha a cuore questi temi.

La terza ragione di debolezza è data dalla subalternità del ceto politico ai dettati delle gerarchie religiose. Più in generale si può affermare che viviamo in tempi in cui la maggioranza della classe dirigente ha rinunciato al primato della politica, al coraggio e alla funzione pedagogica della Polis. Non si spiegano altrimenti quei fenomeni di degenerazione volgare ed eversiva che si manifestano grottescamente nei vari Quagliariello, Scilipoti e Giovanardi, ma che sono invece l’espressione d’una spregiudicatezza tanto diffusa tra i politici quanto alimentata dai politici nella società, per potercisi rispecchiare senza pubblici “sensi di responsabilità e di colpa”. E’ un problema gigantesco e non lo abbiamo solo noi associazioni laiche, lo possiede purtroppo tutto il Paese. Se vogliamo risolverlo, credo però che anche noi, che rappresentiamo una fetta importante della società civile, dobbiamo fare la nostra parte e dare un contributo d’indignazione e di partecipazione al fiume che prima o poi s’ingrosserà e spazzerà via per qualche decennio queste brutte pagine di storia contemporanea.

Quale può essere il contributo dei laici nella battaglia per le coppie di fatto e per il matrimonio gay?

L’associazionismo laico da anni va ripetendo un concetto semplice quanto rivoluzionario (e per questo poco approfondito dai media): “lo scontro tra cattolici e laici” è un’invenzione, utile a portare acqua al molino delle gerarchie ecclesiastiche e di quei partiti che non intendono affrontare laicamente il tema dei diritti. Lo scontro – perché uno scontro in effetti è in corso – è fra laici e clericali, fra coloro che credono nella libertà e coloro che che pretendono d’imporre una visione parziale dell’esistenza.

Tessere le relazioni tra tutti i laici, credenti e non credenti e credenti in diverse confessioni religiose, smontare con l’evidenza questo “teorema terroristico” è il più grande aiuto che possiamo dare per aprire in Italia, finalmente, le porte al riconoscimento giuridico di tutte le coppie, etero ed omosessuali, coi pacs e col matrimonio civile.

Arcigay, quanto a laicità, a tuo parere fin qui ha fatto la sua parte?

Senza offesa, ma la domanda mi sembra malposta. Tutte le associazioni possono fare di più per difendere la laicità delle Istituzioni. Come ho detto, è il momento storico a richiedere che sia raccolta questa sfida.

Ci sono spazi per l’associazionismo gay nel Coordinamento?

Il Coordinamento Laico Nazionale ha già al proprio interno alcune associazioni che si occupano dei diritti civili per le persone lgbt. Se entrasse anche Arcigay, con la sua struttura e la sua esperienza trentennale, sarebbe un “acquisto” prezioso per tutti noi. Darebbe, ne sono certo, un contributo di grande valore.

Quanto l’associazionismo laico generico è interessato a sostenere le battaglie del movimento gay italiano?

Date un’occhiata al sito della UAAR o delle Consulte per la laicità o a uno qualunque dei siti delle associazioni che aderiscono al CLN: ci si rende subito conto che l’associazionismo laico ha ben chiaro che il riconoscimento delle coppie omosessuali è una questione di laicità delle Istituzioni e come tale è sostenuta.

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