Il blog di Arcigay

Discriminazioni sul lavoro? Al via la prima ricerca nazionale di Arcigay

Licenziato perché gay, insultata dai colleghi perché lesbica, il tuo stipendio è inferiore rispetto a quello dei colleghi sposati o sei senza lavoro perché trans?

Incomincia oggi “Io sono io lavoro”, l’indagine nazionale di Arcigay sulla discriminazione sul lavoro di omosessuali, lesbiche e transessuali, un ambito sul quale per l’Italia non esiste nessuna fotografia.

Lo studio, nell’ambito del progetto di Arcigay Lotta all’omofobia e promozione della non discriminazione sui luoghi di lavoro finanziato Ministero del Lavoro, consentirà al nostro Paese di avere per la prima volta dati certi sull’estensione e l’articolazione della discriminazione sul lavoro della popolazione lgbt. Abbiamo intervistato il responsabile del progetto, Michele Giarratano.
Che cos’è “Io sono io lavoro“?

E’ il titolo della ricerca sociologia che si sviluppa nel contesto più ampio del progetto “Lotta all’omofobia e promozione della non discriminazione sui luoghi di lavoro come strumento di inclusione sociale”.

Si tratta di uno studio finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali che parte da 3 città – pilota (Genova, Firenze e Catania) e mira a comprendere pù in profondità il numero di episodi di omofobia e di discriminazione sui luoghi di lavoro in Italia, la loro frequenza, le cause, le prassi di intervento, gli strumenti esistenti e i servizi maggiormente ricercati e utilizzati dai discriminati. Scopo centrale della ricerca è quello di definire uno standard di osservazione che permetta la creazione di un database nazionale.

La diffusione e disseminazione sono aspetti molto importanti del progetto, per cui, oltre ad articoli di stampa presentazioni nei convegni e conferenze, è nato un sito che prende lo stesso titolo della ricerca www.iosonoiolavoro.it all’interno del quale è possibile seguire tutte le fasi del progetto dettagliatamente, conoscere tutti i soggetti, gli esperti, le persone, gli enti e le associazioni coinvolte nel progetto stesso.

Cosa sappiamo oggi della discriminazione sul lavoro di gay, lesbiche e trans italiani?

Molto poco. Finora possiamo fare riferimento soltanto ai dati dell’Eurobarometro n. 263 che evidenzia come nel nostro Paese il 73% degli intervistati ritenga che la discriminazione sul lavoro a causa dell’orientamento sessuale sia diffusa o molto diffusa; inoltre in troppo pochi sono a conoscenza dei propri diritti in caso di discriminazione o molestie e mobbing. Insomma, “Io sono io lavoro”, è la prima ricerca nazionale italiana sul tema.

Possibile che non ci sia alcun dato sul fenomeno?

Le autorità comunitarie hanno ripetutamente evidenziato la mancanza in Italia di statistiche relative alle discriminazioni subite da persone omosessuali e transessuali. Il nostro paese sta cercando di porvi rimedio mediante ricerche affidate all’ISTAT, in corso di svolgimento. Nel corso del 2010, l’Ufficio nazionale contro le discriminazioni razziali, UNAR, attraverso la nostra associazione, ha già condotto, con fondi comunitari, una ricerca che ha raccolto i primi dati relativi a tale discriminazione, discutendo la possibilità della loro utilizzazione nei procedimenti giudiziari instaurati ai sensi del d.lgs. n. 216 del 2003. Questa ricerca potrebbe infatti fornire finalmente uno strumento valido ed efficace per attuare gli obiettivi della direttiva 2000/78/CE, sopperendo così al deficit della mancata introduzione dell’inversione dell’onere della prova nel d.lgs. 216/2003 che ha recepito la direttiva europea.

E in Europa?

In Europa sono state condotte numerose ricerche similari in diversi paesi.
Basti pensare alla Svezia che già nel 2002 e nel 2003 ha fatto da “apripista” con due importanti ricerche sul tema condotte, rispettivamente dal “National Institute of Public Health in Sweden” e dal “National Institute of Working Life”.
La situazione, inoltre, secondo l’Eurobarometro 2007 sembra presentarsi meno grave che in Italia, anche perché la quasi totalità dei paesi nell’attuare la direttiva 2000/78/CE ha previsto l’inversione dell’onere della prova, portandolo a carico della persona che ha potenzialmente commesso la discriminazione.

Si incomincia con un questionario

Lo scopo centrale della ricerca è comprendere più in profondità il numero di episodi di omofobia e di discriminazione che avvengono sul posto di lavoro, le cause, le prassi di intervento, gli strumenti esistenti e i servizi maggiormente ricercati e utilizzati. Inoltre il progetto permetterà di effettuare una mappatura delle buone prassi esistenti, in modo da divulgarle presso altri enti, associazioni, operatori del diritto, esperti di gestione delle risorse umane.

Ma tutti possono rispondere al questionario? Anche se non discriminati?

Sì. Il questionario è rivolto a tutti i lavoratori lgbt, con qualsiasi tipo di contratto ed anche senza contratto. L’unica limitazione riguarda l’età: per poter compilare il questionario è ncessario aver compiuto i 18 anni.

Raccoglierete anche delle storie di discrimnazione. Perchè?

E’ molto importante raccogliere storie di vita perchè spesso queste rimangono nel silenzio. Serve informare l’intero Paese di ciò che accade con l’obiettivo di conoscere e far conoscere la situazione per migliorare il contesto e le condizioni di lavoro e di vita di tutte le cittadine e i cittadini. E’ importante la solidarietà e la collaborazione di tutti noi.

Quando avremo i primi dati?

A metà maggio terminerà la raccolta dei questionari e contiamo di diffondere i primi dati già entro la fine di giugno di quest’anno. La ricerca completa verrà pubblicata e diffusa certamente entro l’anno.

Come continuerà poi il progetto?

Il progetto permetterà di sviluppare una mappatura delle buone prassi e creerà una rete di mediatori, formati all’interno della sezione formazione dello stesso progetto. I mediatori saranno in grado di riconoscere e intervenire sui fenomeni di discriminazione agendo in stretto contatto con il territorio. Saranno così sperimentate metodologie di osservazione standard che serviranno a costituire un database nazonale sul fenomeno reale. Contiamo di sviluppare competenze nuove che siano trasferibili a soggetti pubblici e privati che operano a contatto anche con persone lgbt al fine di erogare servizi per la prevenzione dei fenomeni di esclusione sociale o discriminazione. Infine sarà prodotto un report informativo per la promozione dei risultati della ricerca.

A quanto ammonta il finanziamento del Ministero per il progetto?

Il finanziamento del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ammonta a 123.200 euro che sono serviti e serviranno per all’acquisto di materiale di consumo e strumentale, al mantenimento di una piattaforma informatica on line e a compensare la collaborazione di specialisti e professionisti, come personale esterno o interno al progetto.

Molto è stato investito nel settore della formazione per il quale stiamo impiegando risorse importanti, funzionali allo svolgimento dei percorsi formativi in quanto gli stessi si svolgeranno conmodalità residenziali e i destinatari del percorso provengono da tutta Italia.

Infine una quota è impiegata per la disseminazione capillare dei risultati del progetto in termini di ricerca e di sviluppo dei dati relatii ai fenomeni di omofobia e omonegatività e discriminazione sui luoghi di lavoro.

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