Buon giorno, sono la mamma di un ragazzo gay e attualmente sono la vicepresidente di AGEDO Verania.
Insieme a Marco questo è il terzo anno che lavoro nelle classi delle scuole superiori per contrastare bullismo omofobico e promuovere la giusta empatia nei confronti delle persone omosessuali. Sono convinta che solo con l’educazione si può sperare in una società futura meno omofoba.
Ho seguito un pochino la polemica di questi giorni sull’iniziativa di un outing dei politici omofobici come strumento di lotta per la difesa dei diritti delle persone omosessuali e vorrei poter esprimere il mio parere in qualità di genitore.
Come mamma capisco l’esasperazione di avere a che fare con una società così poco inclusiva nei confronti dei nostri figli speciali, del fatto che siano sempre oggetto di scherno se non di violenza o comunque di discriminazione. Sono certa che nel mondo politico ci sia tanta ipocrisia. Basta vedere quanti politici che esaltano le virtù della famiglia “naturale”, solida per tutta la vita, poi nel privato contano più di una moglie, o sfruttano la loro posizione per tornaconti personali o si dedicano a festini a luci rosse.
E non solo nel mondo politico troviamo tanta ipocrisia: quanti matrimoni in chiesa, solo perché la cerimonia è più romantica, o quanti bambini vengono battezzati anche se i genitori non sono praticanti e spesso neppure credenti. Il mondo è pieno di gente ipocrita, ma non credo che sconfessare tali persone sia un vero vantaggio per chi invece cerca di essere onesto con se stesso e con gli altri.
Come genitore ho sempre cercato, prima di prendere le parti e di difendere i miei figli davanti ai compagni, o gli insegnanti o la società stessa, di privilegiare il ruolo educativo, di dare il buon esempio, di dare a loro gli strumenti adeguati per proteggersi da soli e soprattutto la giusta dose di amor proprio e di autostima sufficiente affinché si sentano persone degne di diritto e considerazione. Non possiamo come genitori abdicare il nostro compito educativo e confonderci con loro.
Noi dobbiamo essere di esempio e essere coerenti con la nostra filosofia di tolleranza, empatia e solidarietà, che ci ha caratterizzato non solo quando hanno fatto coming out, ma ogni volta che i nostri figli ci hanno stupito e sorpreso con qualcosa di loro che non ci aspettavamo.
Dobbiamo essere solidali con loro nelle lotte di rivendicazione di pari diritti e di pari dignità secondo le modalità che sceglieranno di adottare, senza per questo sostituirci a loro. E se avranno imparato dal nostro esempio ad essere tolleranti, empatici e solidali anche le loro forme di lotta avranno le stesso modalità.
Lavorare per una società più inclusiva delle differenze significa fare educazione ogni volta che se ne intravvede l’opportunità e non, secondo me, mettersi allo stesso livello di coloro che riteniamo riprovevoli. Ci vorrà più tempo? Gli animi sono esasperati? Non si vede la fine?
Io sono fiduciosa: la società civile è molto più avanti della nostra classe politica, ma bisogna stare attenti a non passare dalla parte del torto con sterili esternazioni, che lasciano il tempo che trovano: morto un Papa se ne fa un altro e non è detto che quello nuovo sia migliore!
Confido nel buon senso dei nostri figli e sulle nuove generazioni che sapranno fare le scelte adeguate solo se avranno imparato da noi a rivendicare i loro diritti in maniera civile e non istrionica o con toni provocatori.
E’ per questo che non condivido l’idea che AGEDO, associazione di genitori, faccia propria l’iniziativa dell’outing dei politici: noi, come genitori abbiamo un compito molto diverso.
Sinceramente
Elena Broggi